Savoca è uno dei borghi più affascinanti della Sicilia orientale. Situato sulle colline della Riviera Jonica messinese, a pochi chilometri da Taormina, è conosciuto in tutto il mondo per essere stato uno dei set principali del celebre film Il Padrino di Francis Ford Coppola.
Ma ridurre Savoca solo al cinema sarebbe un errore: questo piccolo borgo medievale custodisce secoli di storia, antiche chiese, tradizioni e panorami spettacolari sulla costa ionica.
Si può arrivare a Savoca come fanno tanti da tutto il mondo, spinti dalla magia del cinema, andando a sedere ai tavolini del Bar Vitelli sulle tracce di Michael Corleone che qui, nel capolavoro “Il Padrino” di Francis Ford Coppola, chiede la mano di Apollonia al padre. Oppure, andando oltre il turismo mainstream fatto di magliette con il volto di Don Vito Corleone e discutibili citazioni sulla mafia, si può raggiungere questo borgo sulle colline della Val d’Agrò che sovrastano la riviera jonica messinese e scoprire perchè è stato incluso fra i Borghi più belli d’Italia.
Perché da Savoca non è passato solo il cinema, ma anche la Storia.
Cosa vedere a Savoca
Prima ancora di entrare nei dettagli, Savoca offre un percorso ricco di tappe che da sole valgono la visita. Tra le principali cose da vedere ci sono il Bar Vitelli, la Chiesa di San Nicolò, la Chiesa Madre di Santa Maria in Cielo Assunta, il Convento dei Cappuccini con le sue mummie e i ruderi del Castello di Pentefur. È un borgo che si visita anche camminando senza fretta, lasciandosi guidare dai vicoli, dalle salite e dagli scorci che si aprono sulla costa ionica.
Le origini del borgo risalgono infatti, secondo diverse fonti, al 1134, quando il re Ruggero II costituì una baronia sotto il controllo dell’Archimandrita di Messina. Prima ancora, si pensa (ma potrebbe trattarsi di una leggenda) che fosse abitata dai “Pentefur”, una comunità la cui origine è incerta che costruirono una fortezza poi riadattata dagli Arabi e riedificata da Ruggero II. Il borgo era provvisto di una cinta muraria con due porte d’ingresso, e ospitata persino una comunità ebraica la cui presenza, durata fino al 1492, è testimoniata dai resti di una sinagoga.
La Chiesa di San Nicolò e i luoghi del film
Il Medioevo a Savoca parla soprattutto attraverso le chiese: a partire dalla Chiesa di San Nicolò (da molti erroneamente identificata come Santa Lucia per la presenza di una statua argentea della Santa), edificata nel XII secolo e anch’essa scelta da Coppola come location de Il Padrino per la scena del matrimonio di Michael Corleone e Apollonia. La chiesa, posta sul ciglio di un dirupo e ornata da merli, appare quasi più come una fortezza che come un edificio religioso. Al suo interno, oltre alla preziosa statua, da citare una tavola trecentesca raffigurante San Michele Arcangelo.
La Chiesa Madre e il cuore storico del borgo
La Chiesa Madre (Santa Maria in Cielo Assunta) è invece l’edificio religioso storicamente più importante di Savoca. Classificata come Monumento Nazionale Italiano sin dal 1910, sorge nel cuore del centro storico, appena sotto i ruderi del Castello,.
Edificata dai Normanni nel 1130, la struttura che vediamo oggi, di impianto a tre navate, è frutto di una profonda ristrutturazione del XV e XVI secolo. L’architettura è un libro aperto: si nota il portale rinascimentale in pietra arenaria, ma l’impianto a tre navate tradisce l’origine medievale. La chiesa fungeva da cattedra per l’Archimandrita di Messina, di cui conserva ancora all’interno la sedia vescovile in legno.

Ma il dettaglio più interessante per chi ama scavare nel passato si trova, letteralmente, sotto i piedi.
Il putridarium e le mummie di Savoca
Nel sottosuolo della chiesa si nasconde il putridarium (o colatoio): si tratta della stanza in cui veniva praticata l’antica arte della mummificazione siciliana. Qui i corpi dei notabili venivano lasciati a “scolare” i liquidi e a essiccare naturalmente prima di essere vestiti ed esposti nella cripta dei Cappuccini.
E proprio le mummie delle catacombe del convento dei Cappuccini costituiscono una delle attrazioni più note (e macabre) di Savoca: 37 corpi mummificati, esposti in nicchie verticali all’interno di una sala ampliata appositamente nel XVIII secolo. Baroni, abati, avvocati, notai e letterati, la créme della società savocese fra il ‘700 e la seconda metà dell’800, vestiti non con anonimi sudari ma con gli abiti migliori dell’epoca: uno scorcio, seppure un po’ inquietante per qualcuno, sulla moda e la società di quei secoli oltre che sulla pratica della mummificazione, ufficialmente vietata nel 1876.
Il Castello di Pentefur e il volto medievale di Savoca
C’è molto altro, fra chiese duecentesche e resti dei palazzi del potere, fino a una finestra con una bifora del XV secolo: un giro a Savoca è un tuffo nel Medioevo siciliano, da concludere, a quel punto si, con una visitina al Bar Vitelli, ospitato, peraltro, nell’antico Palazzo Trimarchi.
Anche i ruderi del Castello di Pentefur, che dominano il borgo dall’alto, contribuiscono a restituire l’immagine di un centro che per secoli ebbe un ruolo strategico e religioso di primo piano nel territorio.
Savoca non è quindi soltanto un luogo da visitare per chi ama Il Padrino, ma una meta che parla a chi cerca storia, arte, spiritualità e paesaggio in uno spazio raccolto e autentico.
Come arrivare a Savoca
Savoca si trova sulle colline della Riviera Jonica messinese, sopra Santa Teresa di Riva, e si raggiunge facilmente in auto dalla SS114 risalendo poi verso il centro storico. La vicinanza alla costa la rende una tappa comoda anche per chi soggiorna tra Taormina e i comuni della fascia ionica e vuole spingersi nell’entroterra per una visita di qualche ora o per una passeggiata più lenta tra i vicoli del borgo.
Perché visitare Savoca
Un giro a Savoca è un tuffo nel Medioevo siciliano, da concludere, a quel punto sì, con una visitina al Bar Vitelli, ospitato peraltro nell’antico Palazzo Trimarchi.
Ma soprattutto è il modo migliore per capire perché questo borgo continui a esercitare un fascino tanto forte su chi lo visita. Qui convivono il richiamo del cinema, la memoria della Sicilia medievale, l’impronta religiosa, le storie incise nella pietra e i panorami sulla costa ionica. Savoca si visita per curiosità e spesso si ricorda per molto più di quanto si immaginasse all’inizio.





